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Corallo, la corsa all’oro rosso nei fondali siciliani

E’ di nuovo caccia all’oro rosso nei fondali siciliani, compreso il mare di Sciacca. I pirati del corallo sono tornati a saccheggiare le nostre acque, alla ricerca di quel tesoro dal valore inestimabile e attorno al quale ruota un business da capogiro sul quale pare che abbia messo le mani da tempo la mafia e la criminalita’ organizzata  perche’ il giro d’affari e’ di quelli che fanno venire l’acquolina in bocca, qualcosa come tre miliardi di euro l’anno. Dell’importante argomento, che ci riguarda da vicino, essendo il corallo di Sciacca una grande risorsa per la citta’, e’ il giornalista saccense di repubblica Lorenzo Tondo. “Corallo, la corsa all’oro rosso nei fondali siciliani”, il titolo dell’articolo pubblicato su Repubblica di oggi. Dopo piu’ di un secolo, scrive il giovane giornalista saccense, marsigliesi, livornesi, genovesi, palermitani, trapanesi e napoletani sono tornati tutti a caccia dell’oro rosso, tutti armati fino ai denti, a cominciare dalla distruttiva tecnica di pesca adoperata, vale a dire la croce di Sant’Andrea, due tavole incrociate legate a dei ramponi metallici, appesantite da una grossa zavorra. Il tutto corredato da forti reti per raccogliere il corallo, sradicato a strascico dall’arnese. Una macchina killer capace in poche ore di radere al suolo due kilometri quadrati di vita marina quando invece le norme in materia di pesca del corallo autorizzano la raccolta dei rami tramite immersioni subacquee. I rami possono essere solo spezzati e non sradicati, ma bisogna scendere anche fini a 100 metri. Pescare grosse quantita’ di corallo e’ difficile e dispendioso. Ecco perche’ i bracconieri preferiscono la croce di Sant’Andrea, con danni irreparabili per la biodiversita’ dei fondali. “Ma naturalmente i soldi contano di più”, scrive Lorenzo Tondo nel suo ampio ed interessante reportage. La preziosa merce viene caricata su grossi pescherecci, sono circa 300 le barche pirata. Il contenuto, per ognuno di essi, oscilla tra i 50 e i 60 mila euro. A meta’ del suo viaggio il corallo grezzo vale gia’ dai 600 ai 5 mila euro al kilogrammo. Una volta attraccati nei porti tunisini o in quelli di trapani e Sciacca, il corallo, trasferito in grossi container, partira’ alla volta di Torre del Greco che da sola detiene il 75 per cento del mercato mondiale. Leggi che ne regolamentino la pesca e il commercio, il rilascio di licenze e l’istituzione di aree marine protette. Sono queste le misure piu’ urgenti che andrebbero intraprese. 

Scritto da su ago 13 2011. Archiviato come Ambiente e Salute, Comuni AG, Prima Pagina, Sciacca. Puoi seguire tutti i commenti di questo articolo via RSS 2.0. Puoi lasciare una risposta o un trackback a questa voce

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